Il libretto

Il libretto, la ricerca, le biblioteche e i cataloghi


Col termine "libretto" viene generalmente intesa non soltanto l'opera letteraria composta per essere messa in musica ma anche l'oggetto che fisicamente la contiene, e che deve il suo nome alla brevità del testo che presenta e alle ridotte dimensioni del proprio formato editoriale, normalmente assestato sui 14-20 cm. In quest'accezione, il termine italiano è entrato da oltre due secoli nel vocabolario di numerose lingue e sostituisce le locuzioni componimento drammatico, dramma per musica, commedia per musica, melodramma, farsa per musica, dramma giocoso ecc.; sarebbe tuttavia limitativo associarne il significato esclusivamente al melodramma poiché le descrizioni di feste o tornei, balli e azioni mimiche, serenate, cantate, oratori, accademie, azioni sacre o profane ecc., non sono che una parte delle manifestazioni musicali e degli spettacoli dei quali quest'oggetto è spesso l'unico testimone sopravvissuto e costituisce una importante fonte documentaria, utile a ricostruire la genesi di questo genere di produzione, studiare i suoi elementi costitutivi e i fenomeni che ad esso ineriscono.

In particolare nei libretti di melodrammi, oltre al testo letterario, lo studioso troverà una preziosa fonte d'informazione di prima mano: luogo e data/circostanza della rappresentazione/pubblicazione, nome dello stampatore, editore e committente, prefazione e dedica, nome degli autori di testo e musica, cantanti e ruoli, coreografi e ballerini, scenografi e ingegneri teatrali, macchinisti, costumisti, impresari, orchestrali, titolo e descrizione di intermezzi e balli, note di regia, indicazioni dell'azione. Tale ricchezza di notizie si presta non solo all'analisi immediata ma consente anche di indagare aspetti più complessi che emergono dal confronto trasversale delle informazioni rese disponibili dal confronto di libretti diversi. Nei suoi quattro secoli di vita, una volta assolta la sua funzione di "guida" per lo spettacolo, il libretto è stato dimenticato e solo in tempi relativamente recenti riscoperto e utilizzato come fonte per la compilazione di repertori e cronologie, espandendo così un'area d'interesse fino ad allora limitata alle stravaganze di bibliofili e collezionisti, ignorata dalle biblioteche che consideravano questo materiale un oggetto di scarso valore e limitata importanza, quando non un vero e proprio impiccio. L'interesse della musicologia per la librettistica data infatti pochi decenni e si deve principalmente alla riscoperta di un genere e all'ampliarsi della nozione di testo, alla diffusione della pratica interdisciplinare che unisce sistemi d'indagine di tipo formalistico e semiologico, d'analisi del tessuto lessicale, metrico e sintattico del testo, e lo studio dei meccanismi drammatici (trama, personaggi, ritmi, situazioni), per giungere infine all'individuazione del posto occupato dalla librettistica nella storia delle poetiche e dei generi letterari. Inquadrato nell'ottica che lo mostra come sintesi di diversi generi artistici e quale territorio d'indagine comune a diverse discipline, il libretto ha così ridestato l'interesse della ricerca e riconquistato nelle biblioteche di tutto il mondo lo spazio che gli compete, mentre la sua quotazione sul mercato del libro antico s'è più che decuplicata.

Occorre dire qualche parola di più sul libretto per musica in lingua italiana, che nel frammentato panorama politico della vecchia Europa ha occupato un posto di prima importanza; quella in lingua italiana rappresentò infatti la più lunga e stabile tradizione musicale all'interno della letteratura e cultura europee dell'età moderna. Occuparsi oggi del libretto italiano per musica non significa però valorizzare un fenomeno artistico e letterario geograficamente limitato all'Italia, bensì una forma di cultura che in passato ha unificato l'intera Europa e il cui esame potrebbe dar luogo ad una serie di ricerche utili a far conoscere un patrimonio che oggi appartiene alla cultura mondiale. Sfortunatamente, questo patrimonio documentario che costituisce una delle più eloquenti testimonianze della nostra cultura - è smembrato e dislocato in numerose città italiane ed estere e costringe studiosi del settore, laureandi e studenti a una forzata e costosa mobilità cui troppo spesso s'aggiunge lo spinoso problema d'una malagevole consultazione e riproduzione del materiale, frutto delle più disparate e illogiche norme di gestione bibliotecaria.
Attualmente non c'è città in Europa i cui archivi dispongano di tutto il proprio materiale storico-artistico: i libretti napoletani o milanesi sono sparsi per tutta Italia, quelli di Dresda si trovano in non meno di dodici diverse collezioni e le stampe veneziane sono disseminate in tutto il mondo. Il problema della "diaspora" cartacea va ad aggiungersi ad altri ostacoli quali scarsità e inattendibilità di notizie, difficoltà di contatti conseguente la distanza geografica dalle fonti da ispezionare, impossibilità di ottenere microfilm o copie fotomeccaniche, costi elevati della riproduzione e della spedizione, per non parlare delle inutili difficoltà per accedere a numerose biblioteche pubbliche di casa nostra, che si piccano talvolta d'essere addirittura "nazionali".

Tra i problemi logistici che s'incontrano nella ricerca sul posto, il più frequente è rappresentato dell'ordinamento degli schedari ordinati per nome dell'autore della musica, raramente affiancato da quello per titoli o per nome dell'autore del testo (le biblioteche e reparti di musica che hanno cominciato a organizzarsi in questo senso rappresentano più un'eccezione che una regola). Poiché il testo di molte opere letterarie prodotte per la musica è spesso d'autore sconosciuto, è prassi comune sostituire il nome mancante del librettista con quello del compositore, e ciò crea molta confusione sebbene sia perfettamente normale nel quotidiano, dove anzi suonerebbe quantomeno strano parlare di Così fan tutte di Da Ponte, Aida di Ghislanzoni e Norma di Romani anziché di Mozart, Verdi e Bellini.
Altro problema che emerge frequentemente è costituito da antiquate consuetudini gestionali di numerose biblioteche, che involontariamente occultano la loro collezione di libretti includendola nei periodici, opuscoli o manoscritti.

Nella prefazione al Catalogue of Opera Librettos printed before 1800 pubblicato nel 1914 (12.240 titoli, tutti melodrammi eccetto circa 200 oratori e cantate), Sonneck valutò oltre 30.000 rappresentazioni di soli melodrammi in lingua italiana avvenute fino al 1800. Si può quindi ragionevolmente supporre che il numero dei libretti oggi ancora oggi esistenti sia superiore ai 25.000  censiti nel catalogo più completo finora pubblicato su carta (I libretti italiani a stampa dalle origini al 1800 di Claudio Sartori). L'attuale letteratura sulla librettistica manca però di un proprio "catalogo generale" e di una struttura che voglia occuparsene; trovandosi poco nel mercato specialistico del libro, le informazioni di base riguardanti questo patrimonio restano perlopiù competenza dei bibliotecari e confinate negli schedari: venirne a conoscenza presuppone impegni onerosi in termini di tempo e denaro. Il database dei libretti per musica vuole dare il proprio contributo per colmare questa lacuna offrendo la possibilità di essere ovunque consultabile, nonostante l'attuale limite della sua discontinua presenza in rete che speriamo rendere più stabile nel prossimo futuro.